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Federazione Ciclismo: Arriva la “tassa sul sudore”…. la nota di disappunto del nostro presidente Claudio Barbaro

La strada intrapresa dalla Federazione Ciclismo che ha scelto di sottoscrivere con due soli EPS la nuova convenzione, traccia una spaccatura incomprensibile del movimento ciclistico amatoriale.

ASI ha già manifestato al presidente Di Rocco il proprio disappunto per questa scelta vessatoria, ed in contrasto con gli indirizzi tracciati in occasione dell’incontro di Milano di inizio dicembre. È nostra intenzione prioritaria porre in essere ogni azione finalizzata alla tutela dei sodalizi affiliati e delle migliaia di tesserati che rappresentiamo. Il nostro auspicio è che da parte della FCI ci sia un immediato ravvedimento che corregga quanto deliberato prima della fine dell’anno.

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Arriva la “tassa sul sudore”, l’imposta che dal 2018 colpirà le tasche dei cicloamatori

Dal 1° Gennaio in vigore l’obbligo della Bike Card: 25 euro all’anno per partecipare alle gare non agonistiche o ai percorsi cicloturistici organizzati da enti e associazioni.

E’ uno dei balzelli che, previsto dal Primo Gennaio 2018, ha fatto maggiormente storcere il naso: sono i 25 euro che i ciclisti amatoriali dovranno pagare ogni anno per la Bike Card che consente di partecipare a gare non agonistiche o anche solo a percorsi cicloturistici organizzati. Lo ha deciso il Consiglio Federale della Fci lo scorso 21 dicembre.

Una “tassa sul sudore” – così è stata ribattezzata – che ha scatenato le polemiche, specialmente in quelle zone, come la Riviera savonese, dove si vorrebbero aumentare gli introiti del turismo sportivo.

Finora per partecipare alle gare bastava iscriversi a un ente autorizzato dal Coni e presentare un certificato medico. Con il nuovo anno, invece, decine di migliaia di ciclisti, che ogni anno vogliono pedalare nelle piccole gare o nelle semplici passeggiate ciclo-turistiche, dovranno pagare 25 euro per una card che, fra l’altro, non fornisce nessuna copertura assicurativa né alcun extra.

Un canone annuo, quindi, che al momento non garantisce alcun servizio aggiuntivo. Ma che in futuro “offrirà comunque anche dei servizi”, ha detto al Corriere Renato Di Rocco, presidente della Federciclismo. Quali? “Ci penseremo”, ha risposto.

Ovviamente l’obbligo insiste soltanto sulle gare non agonistiche e sui percorsi cicloturistici organizzati come vere e proprie manifestazioni da enti o associazioni, non certo su chi normalmente pratica per conto proprio le piste ciclabili.

“Gli introiti derivanti dalla cessione delle Bike Card saranno interamente reinvestiti per la creazione di una serie di servizi a disposizione del mondo amatoriale – spiega Gianantonio Crisafulli, consigliere federale delegato al settore amatoriale – Nel corso del 2017 la federazione in più occasioni è dovuta intervenire con gli alcuni Enti, potendo disporre solo dell’arma della ‘moral suasion’ per segnalare la presenza alle loro manifestazioni di atleti non etici e del mancato rispetto delle norme più elementari di sicurezza. Se gli enti esclusi dall’accordo dimostreranno nel corso del 2018 di applicare le regole previste per lo svolgimento delle manifestazioni e nei confronti degli atleti non etici, se si impegneranno per la tutela della salute e della sicurezza dei loro tesserati, mettendo lo sport al primo posto, sicuramente potranno ridiscutere nel 2019 un accordo dai nuovi contenuti”.